«La realtà paesaggio, ormai disgregata, non suscita più l'impulso a raffigurare per mezzo di rappresentazioni convenzionali con pienezza di senso, perchè l'artista è proiettato verso una ridondanza di segni e coordinate capaci di farci viaggiare o muovere, con una consapevolezza diversa, attraverso la realtà. Il mondo e i suoi paesaggi, oggi, si trasformano (o riciclano) in sfondi per innumerevoli viaggi, ma per dare realtà a queste forme si rischia l'enigma, l’incoerenza. L'idea, il viaggio, l'opera non vogliono tendere a ricreare uno spazio assoluto, bensì indurre il pubblico a muoversi nei loro labirinti, nei loro abissi. Sia l'artista che lo spettatore si ritrovano così a percorrere, di fronte all'opera, la strada che costeggia la realtà: descrivere il proprio paesaggio interiore non rappresenta l'io dell'autore, ma una sua visione del mondo; visione che ha assunto caratteristiche opposte a quelle per cui tempo addietro qualcuno guardava e dipingeva quadri».



GUIDO DOLCE

 

 

 

 

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